Le autorità possono davvero aiutarti?

 Prendiamo due persone distinte:

  • La prima persona, che chiameremo Katrine, ha subito violenze fisiche ripetute dal compagno e decide di rivolgersi alle autorità competenti come il centro antiviolenza. Tale centro le consiglierà di lasciare il compagno e di rivolgersi ai carabinieri. Tali  soggetti prenderanno le dichiarazioni di Katrine, sia verbali che foto delle violenze, e se ci sono anche le prove di eventuali stalking o altri reati. Dopo di che prenderanno tutte le dichiarazione e le riferiranno al magistrato competente per attivare il codice Rosso. Ma prima di ciò informeranno Katrine di quello che le aspetterà e gli inter che seguiranno, ovvero che dovrà affrontare un processo, dove ci sarà anche l'accusato che testimonierà  e che sarà tenuta a vivere di nuovo tutta la violenza subita in tribunale. Le diranno che se ha chiuso con questo soggetto che magari non si è fatto più rivedere forse è consigliabile non proseguire per evitare ulteriori traumi ma che comunque alla fine la decisione dovrà essere presa da Katrine. 

Katrine uscirà dall'ufficio confusa e spaventata, non saprà se andare in tribunale oppure lasciar perdere per non rivivere le violenze subite e le rimane sempre la paura di rivedere quella persona che magari scoprirà anche della chiacchierata con i Carabinieri e si arrabbierà ancora di più con lei.

  • La seconda persona, che chiameremo Emilia, ha subito violenze psicologiche ed economiche non dimostrabili con prove concrete, ha già chiuso con l'ex compagno e si è rivolta autonomamente al centro antiviolenza che anche in questo caso gli ha consigliato di rivolgersi ai carabinieri. Emilia va dai carabinieri, le racconta tutto ma già le dicono che il codice Rosso in questi casi non può sussistere perchè non ci sono prove di violenze fisiche. Emilia spiega che è stata manipolata per anni e che in quegli anni non era lucida, che questo compagno gli ha tolto tutto, amici familiari e possibilità di essere se stessa.  Gli racconta che questa persona era violenta, che comunque urlava spesso e che una volta ha provato a picchiarla ''per scherzo ''. I carabinieri a loro volta chiederanno se quando lui urlava Emilia rispondeva urlando, perchè in questo caso non si può parlare di scatti di rabbia ma di una lite normale tra coniugi. L'episodio di violenza fisica invece lo prenderanno come un caso a se, e le diranno le stesse cose che hanno detto a Katrine. 

Emilia uscirà dall'ufficio ancora più lasciata a se stessa, non è stata creduta dalle autorità, non viene nemmeno capita dai propri parenti e amici perchè tutti le diranno le stesse cose: ''dovevi accorgertene prima'', ''la storia comunque è già terminata, non c'è bisogno di portarla avanti'' ''lasciati  il passato alle spalle. 

Entrambe le donne non sono state tutelate, le loro preoccupazioni sono rimaste tali e quali a prima e sapendo la lunghezza dei processi italiani sono scoraggiate nel denunciare.

Tutto questo per dire che delle volte la società è così intrinseca di violenza e di poca cultura riguardo alla manipolazioni e a come parlare alle vittime. Non c'è giustizia per nessuno e nei pochi casi in cui c'è l'iter per procedere è infinito e doloroso.

Faccio un appello a tutte le donne che sono in questa situazione, non siete sole, questo blog è un blog di ascolto e di comunicazione anche per sensibilizzare certe tematiche e aiutare chi ha bisogno di supporto.

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